Infermieri: persi 14 mila euro di potere d’acquisto in busta paga dagli anni 90 ad oggi

5 giorni ago

Il nuovo rapporto Gimbe è chiaro: in Italia si contano oltre 10 mila infermieri in meno all’anno.

Tra le cause non solo la maggiore attrattività della professione all’estero ma soprattutto la crescita professionale e gli stipendi per nulla paragonabili a quanto percepito in Italia. Nel nostro paese, infatti, lo stipendio stesso non è stato minimamente adeguato all’inflazione, tant’è che si stima che dagli anni 90 ad oggi abbiamo perso ben 14 mila euro in busta paga.

Nel comunicato stampa rilasciato dal sindacato infermieristico Nursind si legge: “Basta confrontare il nostro stipendio attuale, alla luce del tasso di rivalutazione Istat, con quello tabellare degli anni ’90 (Dpr 384/90) per toccare con mano l’enorme perdita di potere d’acquisto che abbiamo subito. In pratica, abbiamo perso una cifra che si aggira sui 14mila euro.

Tutto questo è accaduto perché la contrattazione non ha tenuto il passo dell’inflazione. Nove anni di blocco dei tavoli, infatti, sono una enormità. Ma pesa molto anche il fatto che le risorse dedicate agli infermieri siano state spalmate su tutto il personale del comparto.

Se questa è la cornice, non stupisce la difficoltà a tenersi stretti i professionisti in servizio, visto che le dimissioni e le fughe all’estero continuano ad aumentare. Per fermare tale emorragia e non trovarsi impreparati anche di fronte alla gobba pensionistica, lo ribadiamo: l’unica strada è valorizzare la professione sul piano economico e della carriera, affiancando a questi interventi, inoltre, un riconoscimento del lavoro come usurante.

Non ci sono corsi universitari che tengano: i giovani di oggi non si avvicineranno mai a Scienze infermieristiche senza sapere di poter contare su determinate garanzie quando saranno avanti negli anni. Non solo, ma occorre pure un cambiamento profondo in seno alla pubblica amministrazione: la nostra, infatti, non è una Pa per laureati, ma per chi non ha titoli. Con il nuovo inquadramento del personale in quattro aree, i livelli più bassi si sono alzati, mentre i più alti, come gli infermieri laureati, si sono abbassati.

Ed è per questo che abbiamo chiesto di cominciare a riempire l’area dell’elevata qualificazione, ancora vuota, per dare un minimo di riconoscimento ai professionisti meritevoli”.